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DovereDiCronaca®

LETTERA APERTA AI COMMISSARI D’ESAME DI AVVOCATO. UNA VOCE PER TUTTI.

“Egregi signori, forse qualcuno di voi, componente delle più disparate commissioni di esame di avvocato di tutta Italia, da Lecce a Bari, da Venezia a Torino, da Palermo a Messina o Catania, pensa di intimorirmi con la forza di intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e di omertà che ne deriva per realizzare profitti o vantaggi ingiusti per sé o per altri. Sicuramente il più influente tra di voi, bocciandomi o (per costrizione e non per induzione) facendomi bocciare annualmente senza scrupoli all’esame di avvocato dal lontano 1998, (da quando ho promosso interrogazioni parlamentari e inoltrato denunce penali, che hanno ottenuto dei risultati eclatanti, come l’esclusione dei consiglieri dell’ordine degli avvocati dalle commissioni d’esame e ciononostante uno di loro è diventato presidente nazionale), pensa che possa rompermi le reni ed impedirmi di proseguire la mia lotta contro questo concorso forense e tutti i concorsi pubblici che provo nei miei libri essere truccati. E sempre su quei libri provo il vostro sistema giudiziario essere, per gli effetti, fondato sull’ingiustizia. Mi conoscete tutti bene da vent’anni, come mi conoscono bene, prima di giudicarmi, i magistrati che critico. Per chi non fa parte del sistema e non MI conosce e non VI conosce bene, al di là dell’immagine patinata che vi rendono i media genuflessi, pensa che in Italia vige la meritocrazia e quindi chi esamina e giudica e chi supera gli esami, vale. Non è così e non mi impedirete mai di gridarlo al mondo. Avete la forza del potere, non la ragione della legge. Forse qualcuno di voi, sicuramente il più influente, perseguendomi artatamente anche per diffamazione a mezzo stampa, senza mai riuscire a condannarmi, pur con le sentenze già scritte prima del dibattimento, pensa di tagliarmi la lingua affinchè non possa denunciare le vostre malefatte. Non è così e non mi impedirete mai di gridarlo al mondo. E non per me, ma per tutti coloro che, codardi, non hanno il coraggio di ribellarsi. Anche perché se lo fate a me, lo fate anche agli altri. Fino a che ci saranno centinaia di migliaia di giovani vittime che mi daranno ragione, voi sarete sempre dalla parte del torto. Avete un potere immeritato, non la ragione. Un ordine che dileggia il Potere del popolo sovrano. In Italia succede anche questo. Potete farmi passare per mitomane o pazzo. E’ nell’ordine delle cose: potrebbe andarmi peggio, come marcire in galera o peggio ancora. Potete, finché morte non ci separi, impedirmi di diventare avvocato. Farò vita eremitica e grama. Comunque, cari miei, vi piaccia o no, di magistrati ce ne sono più di dieci mila, criticati e non sono certo apprezzati; di avvocati più di 150 mila e questi, sì, disprezzati. Alla fine per tutti voi arriva comunque la Livella e l’oblio. Di Antonio Giangrande c’è uno solo. Si ama o si odia, ma fatevene un ragione: sarò per sempre una spina nel vostro fianco e sopravviverò a voi. Più mi colpite, più mi rendete altrettanto forte. Eliminarmi ora? E’ troppo tardi. Il virus della verità si diffonde. E ringraziate Dio che non ci sia io tra quei 945 parlamentari che vi vogliono molto, ma molto bene, che a parlar di voi si cagano addosso. Solo in Italia chi subisce un’ingiustizia non ha nessuno a cui rivolgersi, siano essi validi bocciati ai concorsi pubblici o innocenti in galera, che si chiamino Berlusconi o Sallusti o Mulè o Riva (e tutti questi li chiamano “persone influenti e potenti”). I nostri parlamentari non sanno nemmeno di cosa tu stia parlando, quando ti prestano attenzione. Ed è raro che ciò succeda. In fede Antonio Giangrande”

Dr Antonio Giangrande

Cittadinanza italiana. Dipende. Calciatore o laureato ?

Riceviamo e pubblichiamo.

A scrivermi è Altarazi Saad, 33 anni, ingegnere.  Nato il 16 luglio del 1980 a Gaza.


Mi rivolgo a Lei per portare a Sua conoscenza una situazione che mi riguarda personalmente, ma che, secondo me, ha una valenza di interesse generale.

Sono palestinese di religione cristiana (Chiesa Greco-Ortodossa) costretto a lasciare Gaza per le ragioni che si possono intuire.

Sono arrivato in Italia il 30 dicembre 2004 ed ho ottenuto un permesso di soggiorno per motivi di studio.

Dal mio arrivo in Italia, ho conseguito una laurea in Scienze e Tecnologie Orafe presso l’Università Milano Bicocca e dopo ho frequentato il Master in Ingegneria nel settore orafo presso il Politecnico di Torino, sede di Alessandria.

 

Dottor Saad TaraziDurante tutti questi anni ho pagato le tasse universitarie, mantenendomi grazie a un lavoro part-time presso la Fondazione “la Vincenziana”, dove svolgo servizi di guardiano notturno.

Il 15 ottobre 2008 ho presentato domanda per asilo politico ed il 6 novembre 2008 ho ottenuto lo Status di rifugiato politico. Successivamente, ho presentato domanda per ottenere la cittadinanza italiana il 9 settembre 2010, presso la Prefettura di Milano. A un anno dalla domanda, ho ricevuto comunicazione dalla Prefettura da cui si deduce che per concedere la cittadinanza si tiene conto non da quanti anni sono in Italia (dal 2004), ma della data in cui ho ricevuto lo Status di rifugiato politico, nel mio caso il 6 Novembre 2008, e solamente da tale data, partono i cinque anni dopo i quali viene concessa la cittadinanza.

Successivamente ho fatto ricorso al TAR  e ho vinto. Qualche giorno dopo, il 26/04/2012, il mio avvocato ha inviato tutti i documenti alla prefettura di Milano, ad oggi non ho ricevuto nessuna risposta.

Il motivo principale per il quale mi permetto di sollecitare che mi venga concessa la cittadinanza italiana nel più breve tempo possibile è che mi è stato offerto di lavorare presso una importante azienda orafa nel Canton Ticino, Svizzera, ma purtroppo lo Status di rifugiato politico è incompatibile con la normativa dell’Ufficio svizzero di Immigrazione, mentre se avessi la cittadinanza italiana, potrei lavorare come “frontaliero”, senza neppure togliere la possibilità di impiego ad alcuno in Italia.

La mia famiglia vive in Australia, anche loro sono rifugiati; ho chiesto il visto all' Ambasciata australiana per andare a vedere la mia famiglia, però loro hanno rifiutato il visto per motivo che io sono rifugiato in Italia.

Sono molto amareggiato e mi domando come non sia possibile trovare un rimedio che consentirebbe, a me, di risolvere una questione vitale, alla società svizzera di trovare il collaboratore tecnico che da tempo cercava ed allo Stato italiano di applicare le imposte sulle mio reddito in quanto residente in Italia.

La porto a conoscenza che in data 03/09/2012 ho ricevuto la raccomandata del Ministero del’Interno con la risposta alla mia domanda di cittadinanza italiana negativa  Adesso sono preoccupato perche non so cosa fare! Le chiedo cortesemente ancora se può inviare e fare un appello, al ministero dell’interno o ad altri enti competenti, il dossier sulla mia situazione.

 

Volevo anche informarLa che il giorno 29/09/2012 mi sono recato dal sindaco di Lissone, Concettina Monguzzi, la quale mi ha riferito che la settimana scorsa ha ricevuto una telefonata dal Ministero dell’Interno dicendo che il Presidente della Repubblica non si occupa di questi casi, ragion per cui hanno rigettato la mia domanda.

Volevo informarLa che mi ha chiamato l’ufficio del Ministro per la cooperazione internazionale e l'integrazione Riccardi la settimana scorsa , hanno detto che la cittadinanza italiana per me molto difficile , per avere la cittadinanza italiana per il merito o per il mio caso devo essere scrittore – calciatore , o etcc!!!!!!!!!! !!!!!! In data 7 settembre 2012 la situazione da me stipulata in data 9 settembre 2010 rimane ancora respinta.

In data 7 settembre 2012 la situazione da me stipulata in data 9 settembre 2010 rimane ancora respinta.

Sono convinto che se fossi un calciatore o un personaggio famoso o se solo avessi presentato la richiesta di asilo politico subito dopo il mio ingresso in Italia, non avrei incontrato così tanti ostacoli e oggi sarei cittadino italiano già da tempo.

Mi sembra che si tratti di un vero cavillo burocratico e chiedo perciò alle Istituzioni italiane di essere considerato alla pari di tutti gli altri stranieri che, nelle mie stesse condizioni, sono fuggiti dal proprio paese e hanno avuto qui in Italia la possibilità di ricostruirsi una vita e un futuro.

Cordiali Saluti
Dr. Saad Tarazi

Skype: saadtarazi
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Dovere di cronaca













 

 

 

 





"Il caso Scazzi ed il caso Ilva: stessa solfa"

Ilva, sequestro record da 8,1 miliardi ai Riva, ma per il procuratore: "La fabbrica non si tocca".

Sequestro da oltre otto miliardi di euro su beni riconducibili alla famiglia Riva e in particolare alla società Riva Fire spa. Il provvedimento di sequestro per equivalente è stato disposto dal gip Patrizia Todisco su richiesta del pool guidato dal procuratore capo Franco Sebastio, titolare dell'inchiesta per disastro ambientale in cui è indagato anche il presidente dell'Ilva Bruno Ferrante. La procura ha ottenuto il sequestro. In pratica i consulenti dei pubblici ministeri hanno quantificato la somma che Ilva avrebbe dovuto investire negli anni per abbattere l'impatto ambientale della fabbrica. Gli investimenti non eseguiti, secondo i magistrati tarantini, si sono tradotti in un guadagno per la proprietà ritenuto però fonte di reato. Di qui i sigilli per un valore di otto miliardi e centomila euro.

«Il sequestro - ha spiegato il procuratore Sebastio a “La Repubblica” - riguarda solo i beni della società Riva Fire. Abbiamo tenuto conto della legge 231 (legge salva Ilva), e dunque il sequestro non colpisce i beni dell'Ilva. E questo provvedimento non intacca la produzione dello stabilimento. La ratio del sequestro è quella di bloccare le somme sottratte agli investimenti per abbattere l'impatto ambientale della fabbrica. La produzione non si tocca - ha sottolineato Sebastio - Si tratta  di un sequestro preventivo per equivalente sulla base della legge 231 del 2001 sulla responsabilità giuridica delle imprese che dal 2011 contempla anche i reati ambientali. Ma in ogni caso - ha voluto specificare il procuratore - non potranno essere sequestrati beni funzionali all'attività e alla produzione della fabbrica.»

Molti hanno esultato a questo escamotage giuridico, ma evidentemente costoro sono a digiuno di prassi giudiziaria. Il sequestro preventivo non è una confisca, che interviene al termine del naturale decorso giudiziario con esito positivo per le toghe, ma una semplice forma di garanzia a futuro adempimento di obbligazione. Ciò significa che il sequestro di quei beni comporterà che fino alla sentenza definitiva quei soldi non li può toccare più nessuno perchè posti proprio a garanzia del risanamento. La lungaggine dei processi in Italia insegna che la sentenza definitiva dopo primo grado, appello, Cassazione arriverà fra non meno di cinque o sei anni. Nel frattempo la famiglia Riva non potrà risanare, proprio perchè spogliato di tutte le sue risorse. Va da sé che per logica, a questo punto, non saranno applicabili le sanzioni previste dalla legge n. 231/2012 in caso di inadempienze nel risanamento dopo i tre anni. Quindi non ci potrà essere la nazionalizzazione dell'azienda, perchè è proprio lo Stato ad aver posto Riva nelle condizioni di non potere adempiere. Insomma i Magistrati hanno dato a Riva l'alibi per non adempiere al risanamento.

Il Dr. Antonio Giangrande, scrittore (su Taranto ha scritto un libro) e presidente dell’Associazione Contro Tutte le Mafie, esprime il suo pensiero nel pieno diritto di critica pur nel rispetto della magistratura e senza alcun intento diffamatorio nei confronti dell’ufficio della procura e del giudice per le indagini preliminari. Lo manifesta in un contesto ambientale ed ideologico dove nessuno ha il coraggio di farlo, attraverso l’utilizzo di domande in apparenza retoriche, ma fondamentalmente legittime.

«E’ chiaro a tutti che se prima “alla stampa locale dovevasi tagliare la lingua”, riuscendovici, oggi la stessa stampa continua a tacere anche su questioni fondamentali di diritto. Non è lo stare contro o a favore dei magistrati il punto del contendere, ma se si sta nell’alveo della legge o meno. Giusto affinchè da fuori non si dica: ma a Taranto nessuno conosce la legge?

Dall’arresto del Presidente della Provincia di Taranto, il dr. Gianni Florido, al sequestro dei beni della famigli Riva il tutto sembrerebbe avere l’aria di una ripicca. Se non lo è come si spiega lo strano tempismo adottato. Qualcuno mi chiederà di quale tempismo io parli. Quale tempismo?!?

Il tempismo che il 14 maggio 2013 la battaglia giudiziaria sulle merci dell'Ilva è finita e da qui si è aperto un varco inatteso con atti tardivi rispetto alle esigenze cautelari con conseguenze imprevedibili.

Qualcuno mi dirà: di quale cronologia si parla? La cronologia di cui si parla è presto spiegata!

Per 50 anni si è permesso all’Italsider, poi Ilva, di inquinare a piacimento, poi un bel giorno ci si è scoperti, tutto ad un tratto, ambientalisti radicali.

26 luglio 2012. I sigilli scattano nell'area produttiva.

26 novembre 2012. Il sequestro delle merci prodotte.

24 dicembre 2012. Il decreto, numero 171 del 4 dicembre 2012, è stato convertito nella legge 231. Legge approvata a grande maggioranza dal Parlamento e che ha appunto confermato la doppia impostazione: via libera alla produzione e alla commercializzazione.

Approvata la legge, l'Ilva ha subito cercato di riottenere la disponibilità delle merci ma qui è cominciato uno scontro durato cinque mesi e che ha visto tutte le istanze dell'azienda respinte dai giudici. Dai pm al gip, dal Tribunale del Riesame a quello dell'Appello, ogni qualvolta che l'Ilva ha chiesto di "liberare" semilavorati e prodotti ha collezionato solo no. Accanimento giudiziario tanto da indurre il presidente dell'Ilva Bruno Ferrante a denunciare in procura a Potenza i magistrati tarantini che si stanno occupando del siderurgico. Il presidente del siderurgico ha chiesto ai magistrati potentini di verificare se sono ravvisabili reati nei loro confronti: oggetto del contendere è l'atteggiamento avuto nel corso della diatriba giudiziaria, dal sequestro dell'impianto sino al blocco dell'acciaio prodotto. Procura e giudice hanno fatto sempre muro creando grave danno all'azienda e di conseguenza minato i diritti dei lavoratori.

Si arriva così al 9 aprile 2013, quando la Corte Costituzionale respinge, perché in parte infondate e in parte inammissibili, le eccezioni contro la legge 231 avanzate dai giudici e dice che la 231 è costituzionale. L'Ilva torna quindi alla carica e richiede il dissequestro delle merci: nulla da fare. E per più volte. Nessun dissequestro sin quando le motivazioni della Consulta sulla costituzionalità della legge non saranno state rese note, dicono i magistrati di Taranto. Le motivazioni arrivano il 9 maggio 2013.

14 maggio 2013 il verdetto favorevole del gip. Il valore delle merci dissequestrate è compreso fra gli 800 milioni di euro e un miliardo di lire.

15 maggio 2013 arresto di Gianni Florido.

24 maggio 2013 sequestro del GIP Patrizia Todisco  di 8,1 miliardi di euro alla società Riva Fire spa.

Arresto e sequestro che potevano essere adottati molto tempo prima. E da qui l’infondatezza della necessità ed urgenza dell’adozione di quei provvedimenti.

Cioè in sostanza le conseguenze sono che i Riva vengono privati di ogni disponibilità finanziaria e quindi non potranno più ottemperare ai dettami della legge n. 231/2012 con due possibili esiti nefasti:

nazionalizzazione dell’azienda e confisca dei beni sequestrati (8,1 miliardi di euro), in parole povere espropriazione proletaria per buona pace dei sinistri;

risanamento dell’ambiente a carico dello Stato, liberando i Riva dall’onere economico e restituzione a questi dei beni sequestrati (in caso di buon esito del procedimento penale o dell’esito del ricorso alla Corte Europea dei diritti dell’Uomo), per buona pace dei destri.

Comunque sia la Corte Europea dei diritti Umani ne ha da lavorare sulle nefandezze italiane... continua

Giovanni Falcone, Giangrande: "Commemorazione liturgica in mano a un' "antimafia monopolista che tutto deve tacere" ....

CHE SENSO HA FARE POLITICA OMOLOGATA?

Il paese è vetusto ed in mano alle lobbies, alle caste ed ai manettari: per gli effetti è attanagliato da mille problemi che non sono solo economici e che non si vogliono risolvere. Per le sinistre, insite anche nei movimenti come il M5S, il problema principale da 20 anni è sempre e solo Silvio Berlusconi. Il velo che artatamente copre le vergogne italiche. Anche nel giorno in cui la memoria di Giovanni Falcone è stata ricordata dai tanti giuda indefessi e senza vergogna che lo tradirono ed osteggiarono in vita. Gli stessi che poi hanno ucciso Paolo Borsellino. Commemorazione liturgica in mano all’antimafia monopolista dove tutto si deve tacere.   

Per dimostrare quello che non si osa dire:

1)     La migliore giornalista italiana non è giornalista (Sic) giusto per dimostrare che nelle professioni (avvocati, magistrati, notai, ecc.) spesso si abilita ed opera chi non lo merita.

2)     Grillo vuol solo rottamare l’ordine dei giornalisti. Come tutti gli altri è prono alle lobbies.

Questa è “Mi-Jena Gabanelli” (secondo Dagospia), la Giovanna D’Arco di Rai3, che i grillini volevano al Quirinale. Milena Gabanelli intervistata da Gian Antonio Stella per "Sette - Corriere della Sera".

Sei impegnata da anni nella denuncia delle storture degli ordini professionali: cosa pensi dell'idea di Grillo di abolire solo quello dei giornalisti?

«Mi fa un po' sorridere. Credo che impareranno che esistono altri ordini non meno assurdi. Detto questo, fatico a vedere l'utilità dell'Ordine dei giornalisti. Credo sarebbe più utile, come da altre parti, un'associazione seria e rigorosa nella quale si entra per quello che fai e non tanto per aver dato un esame...».

Ti pesa ancora la bocciatura?

«Vedi un po' tu. L'ho fatto assieme ai miei allievi della scuola di giornalismo. Loro sono passati, io no».

Essere bocciata come Alberto Moravia dovrebbe consolarti.

«C'era una giovane praticante che faceva lo stage da noi. Le avevo corretto la tesina... Lei passò, io no. Passarono tutti, io no».

Mai più rifatto?

«No. Mi vergognavo. Per fare gli orali dovevi mandare a memoria l'Abruzzo e io lavorando il tempo non l'avevo».

Nel senso del libro di Franco Abruzzo, giusto?

«Non so se c'è ancora quello. So che era un tomo che dovevi mandare a memoria per sapere tutto di cose che quando ti servono le vai a vedere volta per volta. Non ha senso. Ho pensato che si può sopravvivere lo stesso, anche senza essere professionista».

Inchiesta approfondita sul tema:

http://www.controtuttelemafie.it/testimonianze%20concorsi%20pubblici.htm

http://www.controtuttelemafie.it/testimonianze%20mafia.htm

Dr Antonio Giangrande

Presidente dell’Associazione Contro Tutte le Mafie e di Tele Web Italia

www.controtuttelemafie.it e www.telewebitalia.eu

099.9708396 – 328.9163996

Abusi e violenze sui minori, la Convenzione di Lanzarote e l'importanza di denunciare

Roma - 7 maggio - Si è concluso all'Università di Roma Torvergata il ciclo di incontri sul tema della violenza di genere, la violenza sulle donne e sui più deboli, nello specifico i minori.
La legge italiana di ratifica della Convenzione di Lanzarote, per la protezione dei minori dall’abuso di ogni tipo, è entrata in vigore lo scorso 23 ottobre. Tutti i bambini e gli adolescenti vittime di abusi sessuali, psichici, emozionali e maltrattamenti in genere saranno adulti devastati, se non aiutati e trattati in tempo, con danni che vanno dalla perdita di identità ed autostima, al suicidio, allo sviluppo di personalità altrettanto violente specialmente nelle vittime maschili... e tutto ciò con le peggiori conseguenze in termini di danno sociale.
“Una delle ultime innovazioni in termini strettamente giuridici per l'ascolto dei minori è la ratifica della convenzione di Lanzarote che oggi è una legge, con cui si fa molta chiarezza su come deve avvenire l'ascolto del minore”, con queste parole la dottoressa F.Monaldi introduce l'ultimo incontro sul tema della violenza di genere, “ ma io ritengo – continua - che tanto debba essere ancora approfondito e recepito”. In termini investigativi questa legge è un bel passo avanti, si occupa, infatti, della fase delle indagini preliminari nell'ambito del disagio e della violenza familiare, della violenza assistita ed in generale di indagini di natura penale riguardanti i minori maltrattati.

Cosa fare allora se ci si accorge che un minore ha subito un abuso ? Dirlo, denunciare subito e senza aspettare. Denunciare è l'unico modo per far emergere la ancora troppa violenza sommersa, che esiste e non viene denunciata, che esiste e se lasciata nell'ombra produrrà sicuramente altra violenza. Denunciare, insomma, è anche l'unico strumento utile alla prevenzione sociale. Le stesse vittime, da sole, possono denunciare.

 A Roma, in particolare, la Polizia di Stato ha adibito uno specifico locale dedicato all'ascolto ed all'accoglienza dei minori. Come ? “Senza soldi pubblici”, ciò è stato possibile unicamente con l'interessamento umano e la volontà di una esponente della Polizia di Stato, la dottoressa Francesca Monaldi e del dottor Lizzi, che hanno raccolto fondi per la costruzione di due locali in grado di accogliere i minori. “Un minore non può entrare in un freddo e squallido ufficio di polizia tipico dei vecchi stabili della pubblica amministrazione” commenta la volontaria.

In effetti, la vita di un minore vittima di abusi (di età compresa tra 0 e 18 anni) “è già diversa in tutto e per tutto da quella dei suoi coetanei, quindi è importante che almeno l'ambiente dove si trova a parlare sia accogliente e denso di umanità. L'ascolto dei minori nella fase delle indagini preliminari deve avvenire con supporti di audio e video registrazione, perché questo lavoro viene poi presentato al Pubblico Ministero. L'ascolto del minore avviene insieme a psicologi esperti come previsto dalla legge, mentre l'investigatore supervisiona in maniera attenta, e molto discreta, stabilendo cosa approfondire ai fini di un'attività investigativa globale” spiega F. Monaldi.

Le audizioni dei minori sono tante, centinaia, ed avvengono davanti a psicologhe della polizia di stato, ma le difficoltà delle vittime seguono, arrivano dopo, sul territorio. In realtà, il problema è il dopo, perché se la donna adulta, altra vittima di violenza di genere, viene mandata presso un centro antiviolenza a lei adeguato, più difficoltà esistono per il sostegno dei minori, vittime di abusi psichici, emozionali e fisici.
Per provare a tamponare questo problema, si è costituita l'associazione Ascolto Sempre che, a titolo gratuito, mette a disposizione strutture per ascoltare in maniera assistita i minori, seguendoli anche nel dopo affinché siano adeguatamente aiutati a superare episodi di abusi e violenze.
I minori stessi possono chiedere aiuto autonomamente, troveranno personale specializzato e qualificato ad ascoltarli.
Non dimentichiamo mai a tal proposito che il volontariato in Italia, quindi il mondo dell' associazionismo, si compone sempre di specialisti, cioé personale altamente qualificato.

Spesso i minori vengono anche usati e strumentalizzati da uno o entrambi i genitori, costretti ad omettere o peggio a ricostruire, come la mamma o il papà vorrebbero, in modo lacunoso, bizzarro, se non addirittura infamante per l'altro coniuge. “ I processi che coinvolgono minori – spiega Francesca Monaldi - sono così delicati che anche la mimica facciale è determinante, ecco l'importanza delle videoregistrazioni”. Questo significa anche che spesso il minore abusato non sa affatto di esserlo, come, nella più accetabile delle ipotesi, spesso chi ne abusa non sa di farlo. Ecco allora l'importanza di quello che è il “cristallizzare”, per dirimere il tutto, cioè il fare acquisire forma, la forma dell'abuso appunto, a ciò che ancora non esisteva, che sembrava non esistere, ecco l'importanza della registrazione e della verbalizzazione subito.
“Abbiamo stilato delle linee guida per l'ascolto del minore – spiega ancora la dottoressa Monaldi - che sono delle linee guida riconosciute nella letteratura internazionale per dare un'autorevole valore scientifico alle psicologhe della Polizia di Stato, perché ciò servirà ad eventuali processi futuri”. “Quello che è importante è che il minore racconti nei primi momenti che cosa ha vissuto al fine di capire se va tolto dal quel nucleo familiare o se sottoporre a provvedimenti di natura precautelare come il fermo di polizia giudiziaria, oppure il rinvio a giudizio, il presunto autore dei reati specifici”.

Fino ad oggi, le carenze della nostra legislazione, l'assenza di mezzi messi a disposizione dalle istituzioni, le mancanze strutturali... hanno prodotto danni incalcolabili ed il volontariato non basta. “Speriamo che la nuova Ministra delle Pari Opportunità sia consigliata in modo da capire che cosa vuol dire violenza di genere, così da portare avanti una serie di politiche nazionali adeguate” commenta sorridendo il Primo dirigente della Polizia di Stato, che a proposito del volontariato, ottimo costume della miglior, non maggior, parte dei cittadini italiani, conclude “ Per quanto le belle idee, specialmente se realizzate a costo zero, vengano inizialmente osteggiate e contestate, è impagabile la gioia di regalare il cappellino della Polizia ad un bimbo che fino a due minuti prima ti ha dovuto raccontare gli abusi subiti dal padre, vedergli un sorriso forse per la prima volta.”
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