Capitali mafiosi salvati da Monti. L'ex pm De Magistris, oggi sindaco di Napoli, si chiede perché.
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- Pubblicato Martedì, 11 Dicembre 2012 21:31
Crisi di Governo in Italia - Lotta intestina nel Pdl - Dell'Utri contro Alfano ed il tutto sotto l'egida delle grandi strutture europee.
Questa sera due parole fuori dai denti a qualcuno sono uscite. E' Luigi De Magistris sindaco di Napoli che a Ballarò ha così risposto al Ministro delle Politiche Agricole Mario Catania: "Io trovo - ha detto l'ex magistrato - comunque inaccettabile che siano l'Europa, i mercati internazionali e le grandi strutture europee a decidere il Governo politico del nostro Paese, in secondo luogo non credo che questo sia stato davvero un Governo tecnico nell'ambito delle politiche economiche, ma un governo politico, per esempio non capisco perché in oltre un anno di governo non si sia messa una patrimoniale sui grandi patrimoni, perché non si siano fortemente ridotte le spese militari, e noi dobbiamo pagare commesse per trecento miliardi di cacciabombardieri, perché infine non si è fatta una lotta veramente seria ai capitali scudati, ai capitali illeciti e si è parlato poco dei capitali mafiosi: queste sono scelte politiche e non tecniche" ha concluso l'ex pm di inchieste quali Poseidone e Why not.
Doveredicronaca
Imputata Sabrina Misseri nega l'omicidio della cugina Sarah Scazzi : " sono innocente" grida in aula
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- Pubblicato Martedì, 20 Novembre 2012 18:22
Taranto - Dopo aver studiato le carte per quasi tre settimane, Sabrina Misseri inizia a rispondere al pm Mariano Buccoliero. Riguardo alla lite con Sarah, risalente alla sera prima del delitto, la Misseri ha dichiarato di averla solo rimproverata perché in paese, ad Avetrana, le sue affettuosità con gli amici, Alessio ed Ivano nello specifico, avrebbero potuto rovinarle la reputazione. L'imputata dunque racconta di avere solo rimproverato la cugina 15enne: " per me Sarah era come una sorella minore - dichiara Sabrina - non una cugina: siamo cresciute insieme". L' avvocato Coppi arrivato in aula a mezzogiorno ha prodotto le 49 lettere scritte dal padre dell'imputata al fine di scagionarla. Negli scritti, infatti, l'uomo poco più che analfabeta, si assume l'intera responsabilità del delitto. Agli atti anche il memoriale in cui il padre della detenuta 24enne sottoscrive la confessione dell'omicidio di sua nipote, a discolpa della figlia Sabrina. La madre, Cosima Serrano, coimputata per lo stesso reato si è fino ad ora avvalsa della facoltà di non rispondere. La strategia difensiva, in questa udienza iniziata alle 12.30, sembra basarsi non solo sul respingimento di ogni accusa, ma anche sul ribaltamento delle stesse con una imputata preparata a farlo più o meno freddamente.
Le domande del sostituto procuratore oggi sono incentrate soprattutto sul movente del delitto: la gelosia. Il motivo per cui Sabrina Misseri avrebbe colpito a morte la cugina di 15 anni sarebbe per gli inquirenti la rabbia da lei provata per la confidenza della ragazzina con il suo amante e amico Ivano Russo, ma anche su questo l'imputata ha negato ogni addebito, spiegando di non aver mai provato un forte e viscerale sentimento per Ivano Russo, ma solo "attrazione fisica". Sarebbe stato invece il ragazzo, testimonia ancora la Misseri, a "stuzzicarala" anche in luoghi pubblici e perfino alla presenza di Claudio Scazzi fratello della vittima e con il quale lei, Sabrina, non era neanche in buoni rapporti. Di Sarah, la 24 cugina oggi detenuta spiega che la ragazzina " si faceva dei complessi sul suo fisico, tipo le orecchie a sventola o la dentatura, glielo dicevano anche sua madre e gli amici di scuola. Ecco perché ho scritto a Ivano in un sms che mi stava stressando per averla sempre davanti ..."
Sulla sera prima della scomparsa di Sarah, Sabrina ha dichiarato: “ il 25 agosto (...) Sarah mi chiamò al telefono, quella sera siamo uscite con la macchina di Mariangela, prima a Torre Colimena e poi alla birreria 101 ad Avetrana. “ L'imputata in quel locale, secondo la testimonianza di tutti gli amici presenti, e da quanto riportato dalla stessa vittima sul proprio diario il 25 agosto, manifestò malumore, si arrabbiò con la cugina minore e su questo al pm la Misseri risponde così:”quella frase si vende per due coccole era da intendere come un consiglio ...non mi sono arrabbiata l'ho rimproverata perchè era sempre vicino ad Ivano . . .”
L'udienza viene sospesa alle 17 per un malore accusato da Sabrina Misseri. Il dibattimento riprende alle 18.00 mentre a tutti i cronisti presenti sembra che oggi l'imputata non abbia mai rivolto lo sguardo verso la madre della vittima.
Colpevole o innocente che sia Sabrina Misseri, certo è che nel corso della 26esima udienza di questo processo aggiornato a lunedì 26 p.v. , le troppe parole di discredito pronunciate nei confronti della cuginetta uccisa appaiono non poco stridenti con l'immagine di una innocente.
Così come parola stridente quel "consiglio" di una cugina, che se invece innocente non fosse, suonerebbe come condanna a morte.
Ddc
Valentina Chiarello
Ultim'ora Salerno - Continua il processo al sindaco Vincenzo De Luca
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- Pubblicato Giovedì, 15 Novembre 2012 14:49
Tribunale di Salerno - 15 novembre 2012 - Aula F della seconda sezione penale - E' in questa stanza, semivuota, che oggi continua il processo penale a carico del sindaco Vincenzo De Luca, dell'ingegner Domenico Barletta e del dottor Alberto Di Lorenzo, tutti coimputati per lo stesso reato: peculato. Un solo giornalista dà la notizia per dovere di cronaca.
Alle 13.30 accusa e difesa entrano in aula. Sulle prime non si mette bene per i tre imputati. La presidente della II sezione penale respinge, infatti, la richiesta dei difensori, gli avvocati Paolo Carbone, Arnaldo Franco e Francesco D'Ambrosio: non ammessa, quindi, la testimonianza dell'avvocato Fulvio Buonavitacola, perché il deputato del Pd è uomo di fiducia del sindaco De Luca, come evidenziato e richiesto dal pubblico ministero nell'udienza del 18 giugno.
La sostanza dell' ipotesi di reato ascritta al potente politico campano, secondo l'articolo 314 del codice penale, sta tutta in un esposto fatto arrivare alla Procura della Repubblica nel 2009, in forma anonima. L'esposto evidenziava come il dottor Alberto Di Lorenzo fosse stato nominato direttore operativo (project manager) del progetto di costruzione dell'impianto di smaltimento rifiuti della città campana, esclusivamente per un favore personale. Per quella nomina fu di fatto revocato l'incarico all' ingegnere responsabile L. Criscuolo.
Lo scorso 18 giugno, inoltre, la Pubblica Accusa rappresentata dal sostituto procuratore Robero Penna chiamò a testimoniare proprio l'ingegnere vittima dell' arbitaria, o presunta tale, rimozione dallo stesso incarico. Nell''udienza odierna il giudice ha dunque deciso di accogliere la testimonianza di Criscuolo, ex direttore del Settore Opere e Lavori Pubblici del Comune di Salerno. Stando alla specifica accusa di peculato l'incarico elargito a Di Lorenzo, risalente al febbraio 2008, fece incassare al project manager, tramite l'ausilio dell'ingegner Barletta, 15.000 euro netti di quei 180.000 stanziati per l' avvio dei lavori. L' ammissione di Lorenzo Criscuolo sul banco dei testimoni a questo punto non getta né buona, né nuova luce sul consumato metodo del sindaco salernitano che ordinò la nomina del suo umomo di fiducia a responsabile unico del procedimento di realizzazione dell' impianto di Cupa Siglia.
Non si mette bene insomma per questo politico plurimandatario che, oggi, sta molto seriamente pensando di dimettersi per andare altrove. Dove? Incredibile, ma possibile, come in un bipartisan film già visto, adesso c'è da scommettere che il rifugio dell'indagato, o meglio imputato, potrebbe ancora una volta verificarsi con prestigiosi incarichi tra Parlamento e Governo.
Dovere di cronaca.
Ultima modifica 25/11/2012
Salerno - 18 giugno 2012 - La II Sezione Penale del capoluogo di provincia campano ha fissato al 15 novembre 2012 la prossima udienza del processo che vede imputato secondo l' art. 314 c.p. ( reato di peculato ) il sindaco di Salerno Vincenzo De Luca con il dirigente dei lavori pubblici del Comune Domenico Barletta e Alberto Di Lorenzo.
Il sindaco, anche stavolta assente in aula, non ha mai fornito alcuna dichiarazione in merito all'aver "favorito la nomina" del suo capostaff Alberto Di Lorenzo a direttore dei lavori per la realizzazione del termovalorizzatore di Cupa Siglia a Salerno, revocando l'incarico all' ingegner Lorenzo Criscuolo. Circa la presunta "nomina favorita" l' avvocato del sindaco afferma: "E' una questione di interpretazione sulla figura del project manager, cioè se sia lecita o meno, noi come difesa - ci dice dopo l'udienza il difensore di De Luca, Paolo Carbone - abbiamo chiesto all'accusa di fornire altre prove e per questo motivo il processo è stato rinviato al 15 novembre 2012" conclude.
In realtàoggi la difesa del capostaff-project manager A. Di Lorenzo aveva portato come teste a favore degli imputati un avvocato, il 55enne onorevole salernitano eletto nel 2008 nelle liste del sindaco, Fulvio Bonavitacola. Alla testimonianza del politico in veste di consulente tecnico di parte si è però opposto il Pm Roberto Penna, trattandosi nel caso di Bonavitacola di "uomo di fiducia" dell'imputato Vincenzo De Luca.
Era l' 8 novembre 2011 quando, su richiesta degli stessi tre imputati, il giudice per le udienze preliminari Orio dispose il giudizio immediato. Oggi pare invece che in questo continuo gioco delle parti, tra tattiche e strategie difensive quasi come boomerang, stia scricchiolando non poco quello che a Salerno era diventato "il sistema De Luca", sindaco al suo quarto mandato dal 16 maggio 2011.
Doveredicronaca
Ultimo aggiornamento 15 novembre 2012
Salerno - Rinviato processo al sindaco Vincenzo De Luca
Continua il processo al sindaco di Salerno Vincenzo De Luca accusato di peculato
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- Pubblicato Giovedì, 15 Novembre 2012 10:10
Tribunale di Salerno - Aula F della seconda sezione penale - E' in questa stanza, semivuota, che oggi continua il processo penale a carico del sindaco Vincenzo De Luca, dell'ingegner Domenico Barletta e del dottor Alberto Di Lorenzo, tutti coimputati per lo stesso reato: peculato. Un solo giornalista dà la notizia per dovere di cronaca.
Alle 13.30 accusa e difesa entrano in aula. Sulle prime non si mette bene per i tre imputati. La presidente della II sezione penale respinge, infatti, la richiesta dei difensori, gli avvocati Paolo Carbone, Arnaldo Franco e Francesco D'Ambrosio: non ammessa, quindi, la testimonianza dell'avvocato Fulvio Buonavitacola, perché il deputato del Pd è uomo di fiducia del sindaco De Luca, come evidenziato e richiesto dal pubblico ministero nell'udienza del 18 giugno.
La sostanza del capo d'imputazione ascritto al potente politico campano, secondo l'articolo 314 del codice penale, sta tutta in un esposto fatto arrivare alla Procura della Repubblica nel 2009, in forma anonima. L'esposto evidenziava come il dottor Alberto Di Lorenzo fosse stato nominato direttore operativo (project manager) del progetto di costruzione dell'impianto di smaltimento rifiuti della città campana, esclusivamente per un favore personale. Per quella nomina fu di fatto revocato l'incarico all' ingegnere responsabile L. Criscuolo.
Lo scorso 18 giugno, inoltre, la Pubblica Accusa rappresentata dal sostituto procuratore Robero Penna chiamò a testimoniare proprio l'ingegnere vittima dell' arbitaria, o presunta tale, rimozione dallo stesso incarico. Nell''udienza odierna il giudice ha dunque deciso di accogliere la testimonianza di Criscuolo, ex direttore del Settore Opere e Lavori Pubblici del Comune di Salerno. Stando alla specifica accusa di peculato l'incarico elargito a Di Lorenzo, risalente al febbraio 2008, fece incassare al project manager, tramite l'ausilio dell'ingegner Barletta, 15.000 euro netti di quei 180.000 stanziati per l' avvio dei lavori. L' ammissione di Lorenzo Criscuolo sul banco dei testimoni a questo punto non getta né buona, né nuova luce sul consumato metodo del sindaco salernitano che ordinò la nomina del suo umomo di fiducia a responsabile unico del procedimento di realizzazione dell' impianto di Cupa Siglia.
Non si mette bene insomma per questo politico plurimandatario che, oggi, sta molto seriamente pensando di dimettersi per andare altrove. Dove? Incredibile, ma possibile, come in un bipartisan film già visto: il rifugio dell'indagato, o meglio imputato, sarà con matematica certezza tra Parlamento e Governo. Dovere di cronaca
Berlusconi "interdetto" non andrà in carcere, forse....
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- Pubblicato Sabato, 27 Ottobre 2012 10:14
C'era un volta un re, con i suoi cortigiani ed i suoi tanti impegni di governo. E c'era una volta il legittimo impedimento . . .
Il 9 aprile 2010 i pubblici ministeri della procura della Repubblica Milano formalizzarono la richiesta di rinvio a giudizio per Silvio Berlusconi, con l'accusa di frode fiscale e appropriazione indebita. Rinviato con lui anche l' allora presidente di Mediaset Fedele Confalonieri, il vice presidente del gruppo Piersilvio ed altre 9 persone tutte accusate di frode fiscale. Secondo i pubblici ministeri, la frode fiscale sarebbe ammontata ad 8 milioni di euro circa, cifra evasa dal fisco italiano e per di più dirottata in "fondi neri" cioè occulti destinati a beneficiari di famiglia.
Come fece ad arricchire se stesso ed i suoi due figli di primo letto, Piersilvio e Marina, quel geniale deus ex machina di Berlusconi senior? Facendo rilevando dalle major americane (parliamo di Hollywood) i diritti televisivi e rivendendoli a Mediaset con intermediazioni atte a farne lievitare il prezzo. I diritti cinematografici venivano così prima gonfiati e poi prontamente acquistati, la differenza finiva su conti esteri.
Oggi al termine di quattro lunghi giorni di camera di consiglio, l'ex Premier italiano è stato ritenuto colpevole di frode fiscale per 7,3 milioni.
Condannati con lui a 3 anni e 8 mesi l'ex dirigente del gruppo Fininvest Daniele Lorenzano e ad un anno e due mesi Gabriella Galetto, dirigente e responsabile Finivest in Svizzera all'epoca dei fatti.
Condannato a tre anni di carcere anche il complice e "socio occulto" di Berlusconi, il produttore Frank Agrama ritenuto "mandatario" in funzione di Berlusconi nell'ambito di questo sistema di compravendita drogata dei diritti televisivi e cinematografici da parte delle aziende di proprietà di Silvio Berlusconi e famiglia. Assolto con formula piena Fedele Confalonieri
Oltre alla pena detentiva i quattro dovranno versare 10 milioni di euro all'Agenzia delle Entrate a titolo di provvisionale, cioè di risarcimento: è quanto stabilito oggi dalla sentenza letta da Edoardo D'Avossa il giudice che ha presieduto la corte della prima sezione penale del Tribunale di Milano.
Berlusconi Silvio è stato interdetto dall'esercizio dei pubblici uffici per cinque anni e dagli uffici direttivi delle sue imprese per tre anni. Nessuno dei condannati andrà però in carcere, avendo usufruito della legge 241 del 2006, quella sull'indulto.
I legali dell'ex Premier Ghedini e Piero Longo si sono detti inoltre interdetti per la straordinaria circostanza... tanto che si aspetterebbero un doveroso "annullamento del processo".
Doveredicronaca