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#giovedì25novembre: Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne 2021

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Il trend è ancora in crescita a dieci anni esatti dalla convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica. 

Il femminicidio contiene in sé il concetto culturale di violenza di genere che non è lo show che ci somministrano a dosi massive i palinsesti televisivi per intervallare la Pubblicità. Non è lo show. La violenza di genere nella vita reale, a telecamere spente, però neanche possiamo definirla il frutto di un anacronismo culturale, come fosse un retaggio maschilista che non molla, per niente, perché Femminismo e Maschilismo qui non c'entrano affatto.

La violenza sulle donne, in ogni sua nota e sviscerata caratteristica, è "soltanto" una banalissima forma di sopraffazione. Banale certo, ma che banalmente ammazza. Nasce dal tentativo costante di schiacciare, umiliare, offendere, provocare, sminuire la donna in quanto donna, quindi fisicamente più debole, attenendo a soggetti frustrati, fragili, inadeguati, come dire ... agli stupidi, quando non ai più pericolosi sociopatici, e si manifesta quotidianamente e trasversalmente in quasi tutti gli ambienti della società incivile. E' una persistente volontà di sopraffazione sulle vittime che sembrerebbe vincente quanto inarrestabile. 

Ci si chiede allora cosa possa competerci di fronte a questo gigantesco spettacolo del Femminicidio, che ci vede del tutto impotenti. E' talmente è sommerso e dilagante, che sarebbe come se ciascuno di noi da solo potesse contrastare le Mafie. Che possiamo farci ? Niente. OPPURE MOLTISSIMO. Dobbiamo solo dire NO, ciascuno nel proprio piccolo agli innumerevoli episodi cui assistiamo o che ci coinvolgono. Vale per tutto e quindi anche per gli abusi quotidiani contro le donne. Stizzirci ad ogni forma d'insulto all' integrità psicofisica di una donna, impedendolo sul nascere, ostacolandolo alla fonte. Altro che niente. Noi possiamo NON SOTTRARCI MAI, in quanto migliori e più forti dei vili che le calpestano, dalla solidarietà e dall'aiuto quando vediamo che una ragazza, una donna subisce abusi, fisici psichici e morali, perché INSIEME dobbiamo ASSOLUTAMENTE impedire che ciò sembri passabile possibile perdonabile normale o quasi, perché NO: NON E' NORMALE CHE SIA NORMALE. MAI PIU'.
E magari spegniamo la TV, solo al fine di boicottarne lo show, visti i risultati. 

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Strage della funivia Stresa Mottarone: è attentato ex 432 cp

26 maggio 2021 - Domenica scorsa nella giornata di commemorazione delle vittime della strage di Capaci, il 23 maggio, per una drammatica coincidenza la corda traente la cabina di una funivia, con dentro 15 persone, si è spezzata. La fune si è spezzata proprio quando non era stato tolto un forchettone che impedisce al freno d'emergenza di entrare in funzione, quello strumento cioè che se inserito nella forcella della cabina impedisce ai freni di attivarsi e quindi di arrestarne la discesa libera. Sulla seconda coincidenza, cioè su cosa abbia tranciato il cavo traente di netto, è ancora invece buio fitto.
Avrebbero intanto ammesso senza resistenze alcune delle responsabilità attribuite loro dalla Procura della Repubblica di Verbania: Luigi Nerini, proprietario della società Ferrovie Mottarone, che gestisce l'impianto, il direttore dell'esercizio Enrico Perocchio e il capo servizio Gabriele Tadini fermati all'alba e tradotti nel carcere di Verbania. Tra le contestazioni anche i reati previsti dagli articoli 437 e 432 del codice penale, attentato alla sicurezza dei trasporti.

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Coincidenze e campanelli d'allarme nei profili criminali dei tre complici. Isabella vittima di una coalizione



Prima della coalizione fatale, le "coincidenze" tra arricchimenti e beni intestati.

La cassazione conferma. Condanna definitiva a 30 anni di reclusione anche per la sorella, e 15 per la compagna, di Freddy Sorgato.


La sorella di Freddy aveva visto morire il primo marito, Giuseppe Berto, nel 2001, suicida, dopo averle lasciato la casa coniugale a un anno dalla separazione. Gianluca Ciurlanti, invece, il secondo compagno muore tragicamente in sella alla sua moto in un incidente stradale, mentre Deborah, incinta di tre mesi, incassa l'assicurazione.

 

Infanticidi nel peripartum, presidente Ai.Bi: investire su comunicazione efficace

AiBiLa morte o l’uccisione di un neonato è una tragedia che toglie il sonno. In casi come questi ci si domanda che cosa si sarebbe potuto fare. In realtà in Italia esistono possibilità diverse per chi non fosse in grado di occuparsi del proprio figlio: dal parto in anonimato, previsto dal DPR numero 36 del 2000, che consente alla madre di non riconoscere il bambino e di lasciarlo nell’ospedale dove è nato affinché sia assicurata l’assistenza e anche la sua tutela giuridica, alle Culle per la vita. Recentemente una di queste ha salvato la vita di un bimbo di Bari, il piccolo ‘Luigi’, la cui storia ha commosso l’Italia.

Ce ne sono circa sessanta su tutto il territorio nazionale, in Campania, dove è avvenuta questa tragedia, sono due. Che cosa bisogna fare allora? Innanzitutto bisogna investire il prima possibile sulle culle per la vita e su una comunicazione efficace e multilingue dell’esistenza della legge sul parto in anonimato. Bisogna promuovere queste realtà, farle conoscere. In televisione passano pubblicità istituzionali di ogni tipo, ma nessuna inerente la salvaguardia della vita dei neonati. Eppure in Italia ogni anno sono circa 400 quelli che vengono salvati grazie a queste due opportunità. Bambini che, probabilmente, avrebbero fatto una brutta fine. Marco Griffini



 

 

Infanticidi nel peripartum, presidente Ai.Bi: investire su comunicazione efficace

AiBiLa morte o l’uccisione di un neonato è una tragedia che toglie il sonno. In casi come questi ci si domanda che cosa si sarebbe potuto fare. In realtà in Italia esistono possibilità diverse per chi non fosse in grado di occuparsi del proprio figlio: dal parto in anonimato, previsto dal DPR numero 36 del 2000, che consente alla madre di non riconoscere il bambino e di lasciarlo nell’ospedale dove è nato affinché sia assicurata l’assistenza e anche la sua tutela giuridica, alle Culle per la vita. Recentemente una di queste ha salvato la vita di un bimbo di Bari, il piccolo ‘Luigi’, la cui storia ha commosso l’Italia.

Ce ne sono circa sessanta su tutto il territorio nazionale, in Campania, dove è avvenuta questa tragedia, sono due. Che cosa bisogna fare allora? Innanzitutto bisogna investire il prima possibile sulle culle per la vita e su una comunicazione efficace e multilingue dell’esistenza della legge sul parto in anonimato. Bisogna promuovere queste realtà, farle conoscere. In televisione passano pubblicità istituzionali di ogni tipo, ma nessuna inerente la salvaguardia della vita dei neonati. Eppure in Italia ogni anno sono circa 400 quelli che vengono salvati grazie a queste due opportunità. Bambini che, probabilmente, avrebbero fatto una brutta fine. Marco Griffini



 

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